Officine artistiche in rete

Officine artistiche in rete

| Maddalena Vario | caffè scientifico
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Laboratori musicali, contaminazioni formative, successi e fallimenti: benvenuti al Network Performing Arts Production Workshop, dove arte e tecnologia si incontrano e si trasformano in pura innovazione

Il Network Performing Arts Production Workshop (NPAPW) è il workshop organizzato annualmente dalle reti della ricerca per raccontare e confrontarsi sulle possibilità e le sfide che le reti ad alte prestazioni, insieme alle più avanzate tecnologie, offrono nell’ambito delle performing arts. È ospitato a rotazione in Europa e negli Stati Uniti d’America. Vi partecipano artisti, compositori, docenti, tecnici, video maker, esperti di reti e tecnologie e chiunque sia interessato all’utilizzo di tecnologie interattive su reti ad alta velocità nelle performing arts.

Ne abbiamo parlato con Claudio Allocchio, membro del Comitato di programma del workshop, senior manager and chief advisor di GARR.

Il workshop è un momento di formazione pensato sia per gli artisti e i docenti sia per i tecnici ed è principalmente un punto di incontro, in cui ci si conosce e si crea insieme

Claudio, sappiamo che sei un pianista, oltreché un appassionato di tecnologie e di reti. Un punto di vista sicuramente privilegiato per poterci spiegare come e perché è nato questo bellissimo workshop…

Il workshop NPAPW è nato 21 anni fa su iniziativa di Internet2, una delle reti dell’istruzione e della ricerca statunitensi, ed è stato pensato per essere principalmente un laboratorio, o un’officina se così possiamo chiamarla, con l’obiettivo di permettere un vero e proprio apprendimento sul campo per docenti, artisti e tecnici su potenzialità e strumenti di rete applicati al mondo delle arti performative.

Il mondo della formazione artistica, per come è pensata ed organizzata, si trova ad avere esigenze dal punto di vista dell’Information Technology che non sono di immediata soddisfazione, sia quando è affidata ai Conservatori (istituzioni presenti in Italia ma anche in Francia, Germania e Belgio), che quando si svolge nei Dipartimenti di musica e arte nella Università. I Conservatori come istituti, se da una parte possono godere di maggiore autonomia organizzativa, allo stesso tempo sono completamente scoperti dal punto di vista dell’IT, mentre i Dipartimenti di musica e arte all’interno delle Università possono contare sul supporto del reparto IT, che però è tarato su esigenze del tutto diverse, che sono quelle di altre discipline, come ad esempio la fisica.

Il workshop, dunque, è un momento di formazione pensato sia per gli artisti e i docenti, che hanno la possibilità di capire nel dettaglio le loro esigenze e come soddisfarle, si confrontano con i tecnici e imparano a rapportarsi con il Dipartimento IT, sia per i tecnici, che a loro volta possono partecipare a specifiche sessioni formative per imparare, ad esempio, a configurare gli apparati di rete a seconda delle tecniche di rete utilizzate.

In questi workshop ciò che cerchiamo di insegnare agli informatici, che si occupano di reti e servizi di rete, è di avere apertura mentale, soprattutto quando lavorano nelle Università, perché spesso hanno una formazione che porta a standardizzare i processi ed usare soluzioni commerciali valide per tutti gli utenti, come se venissero utilizzati solo servizi da “office automation”. In realtà le esigenze delle tecnologie usate nelle arti performative sono molto avanzate, richiedono soluzioni all’avanguardia, ed appunto decisamente diverse dalla “common Internet”.

LoLa ha reso la realizzazione di attività performative e didattica a distanza una realtà concreta

Da quando è nato, di strada ne è stata fatta tanta, molte persone dall’Europa hanno cominciato a frequentarlo e da lì è nata l’idea di iniziare ad ospitarlo anche in Europa; la prima edizione europea si è tenuta nel 2009 a Trieste. Oggi l’interesse è a livello mondiale, ci chiedono di organizzarlo anche in altri Paesi del Sudamerica e dell’Asia e di sicuro sarà una richiesta che prenderemo in considerazione quando l’emergenza Covid-19 sarà passata.

In che modo viene organizzato?

Il comitato di programma è composto da circa 10 persone che provengono da ogni parte del mondo. Viene organizzata una call for contribution in cui si invitano gli utenti a raccontare quello che stanno facendo, dando spazio, quindi, anche alle iniziative di chi poi le tecnologie le usa. Viene ospitato da varie istituzioni connesse già alle reti della ricerca e in Europa la prima volta è stato organizzato al Conservatorio Tartini di Trieste, il Conservatorio che ha ideato e promosso, insieme a GARR, LoLa, il sistema che permette di organizzare concerti e didattica a distanza in tempo quasi reale.

Di solito cerchiamo di avere una partecipazione di circa 50 persone, nell’ottica di privilegiare lo spirito del learning sul campo e l’interazione tra le persone. Non ci sono presentazioni vere e proprie, ma sessioni in cui vengono illustrate tutte le tecnologie sulla rete per insegnanti e artisti, sessioni in cui gli artisti presentano cosa vorrebbero fare e chiedono aiuto su come realizzare le loro idee, momenti di formazione per i tecnici della rete, ma anche per i docenti e gli artisti, sessioni in cui si discute come influenzare le forme di finanziamento, come fare ad avere i fondi dai progetti e come poter scrivere un bando per attrarre i giusti finanziamenti.

foto di Claudio Allocchio

Claudio Allocchio nel 2019 è stato premiato con la medaglia d’onore assegnata dalla Vietsch Foundation per idee innovative e sviluppo di servizi originali nell’ambito ICT. Tra i vari contributi di innovazione a cui Allocchio ha legato il suo nome spicca l’invenzione di LoLa, il sistema audio-video che permette l’interazione a bassissima latenza tra persone a migliaia di km di distanza. Un ulteriore riconoscimento per il lavoro collaborativo e co-creativo sulle reti avanzate nel campo culturale (arte, scienza, tecnologia e società) è stato ricevuto nel 2021 con l’e-Culture Award nell’ambito dell’Anilla Cultural Latinoamérica-Europa.

Ci sono molti momenti d’incontro informale, la gente si incontra, parla, discute, prova e inventa, anche sul momento. Il workshop viene percepito principalmente come un punto di incontro, in cui ci si conosce e si crea insieme. È questa l’attitudine prevalente del workshop, che permette ad una grande comunità, fatta di docenti, artisti e tecnici di incontrarsi e mettersi a confronto sulle nuove possibilità offerte dalla rete al mondo delle performing arts. Dura 2 giorni e mezzo ed è farcito di 1 o 2 performance artistiche che, ovviamente, usano le tecnologie che vengono presentate.

Con le tecnologie digitali è possibile aumentare e arricchire la didattica, ad esempio cogliendo aspetti altrimenti difficili da notare, come l’espressione del viso degli artisti

A quali possibilità concrete il mondo delle performing arts si è aperto grazie alla rete?

La rete ha aperto in brevissimo tempo a possibilità prima assolutamente impensabili. LoLa, di cui accennavo, il cui nome sta per LOw LAtency audio visual streaming system, ad esempio, ha reso una realtà concreta la realizzazione di attività performative e didattica a distanza. Si tratta di un sistema di videoconferenza ad altissima qualità, per l’interazione in tempo quasi reale in audio e video ad alta definizione attraverso una rete, che necessita di altissimi requisiti. È ormai da anni utilizzato da molte istituzioni artistiche e musicali in tutto il mondo, per dar vita a lezioni remote e vere e proprie performance artistiche distribuite, con gli artisti che interagiscono a migliaia di km di distanza. Tuttavia, sapere quali sono tutte le opportunità che offre e come poterle mettere in pratica non è immediato ed è necessaria un po’ di formazione.

Come il workshop può dare supporto?

Faccio un esempio. Concepire la didattica a distanza come una mera replica di quello che si fa in presenza non è il modo migliore di affrontare le cose: si può fare, anzi è bene fare lezione in modo totalmente diverso. Si può registrare e riguardare subito dopo insieme per discutere e migliorare quello che è stato fatto, si può utilizzare la moviola, si può fare lo zoom, cogliere dei dettagli, altrimenti difficili da notare, come l’espressione di un volto. Grazie a questi strumenti, i docenti possono preparare i propri studenti a lavorare nel mondo dell’industria multimediale, con modalità che prima non c’erano, dato che oggi una carriera artistico musicale non può prescindere dagli strumenti di Youtube e Spotify. Cambia proprio il modello di didattica e direi che è riduttivo parlare di didattica a distanza perché, se da una parte permette di svolgere una lezione con un docente remoto che per vari motivi non si sarebbe potuta tenere, d’altra parte dà strumenti prima inimmaginabili.

Le esigenze delle tecnologie usate nelle arti performative sono molto avanzate e richiedono soluzioni all’avanguardia, diverse dalla common Internet

Ricordo che, durante una delle prime dimostrazioni di LoLa durante un workshop, stavano facendo una lezione di canto: intepretazione dei Lieder. Una delle cose che il docente ci disse immediatamente dopo la lezione è di avere scoperto la possibilità di fare lo zoom sul volto del suo studente grazie alla telecamera, e notare dei dettagli che dal vivo, seduto in platea, non era mai riuscito a fare ovviamente. In questo caso, avere la possibilità di mettere a fuoco l’espressione del viso degli artisti, può diventare uno strumento importante che i docenti possono usare per poter preparare i propri studenti a performance teatrali e televisive.

E ancora, in una performance artistica audio-visiva a distanza, è importante sapere dove posizionare i microfoni e le telecamere, per evitare interferenze di suono e permettere al pubblico una buona fruizione dello spettacolo. Spesso sono i tecnici del suono a saper destreggiarsi con i microfoni, figure che naturalmente mancano in queste strutture. Questo non vuol dire che occorre diventare degli esperti, ma avere un’infarinatura di base è essenziale. Tutti questi aspetti vengono discussi e trattati nel workshop, tramite momenti di confronto e momenti più specifici di formazione, per fare in modo che tutti possano conoscere e saper trarre il massimo dalle opportunità che la rete offre.

Trattate anche il tema della security?

foto del padiglione

A dimostrazione del successo mondiale, a dicembre 2021 LoLa è stata presentata all’Expo di Dubai nel padiglione dell’Estonia

Certo, e a questo proposito mi vengono in mente le zone demilitarizzate, “DMZ” in gergo, che sono note a tutti coloro che si occupano di reti e sicurezza, perlomeno in teoria, ma poi non vengono configurate nella pratica. Non servono solo nelle performing arts ma anche nella fisica e in tutte le applicazioni avanzate delle reti della ricerca, tanto è vero che si chiamano anche “science DMZ”, e sono uno degli strumenti fondamentali su cui basare la security: si realizza la LAN per tutti gli utenti cosiddetti ordinari, ovvero quelli che usano servizi di base come la mail, il web ecc, mentre i servizi usati solo da determinati utenti (un musicista, un chimico, un biologo ad esempio), si poggiano su macchine appositamente gestite, in grado di operare su determinati canali, che a loro volta vanno posizionate in posti esterni alla LAN standard, ben gestiti ma fuori dal firewall, ovvero nella cosiddetta zona demilitarizzata. Hanno quindi la possibilità di usare il massimo delle performance della rete, nessuna li blocca, sono protette e, se venissero attaccate, non farebbero danni a tutta l’utenza “ordinaria”.

Ci sono altre tecniche che possono essere utilizzate con la rete oltre a LoLa? Quali sono le differenze?

Altre tecnologie che possono essere usate sono Ultragrid, Nimbra, MVTP e molte altre. Ogni strumento è diverso dall’altro e quindi può essere più adatto per un uso rispetto ad un altro. LoLa è usata principalmente nella musica, che siano concerti, eventi, lezioni, ha un focus specifico sulla qualità dell’audio e infatti è dotata di 10 canali audio (la versione nuova ne ha 20).
Ultragrid, invece, privilegia la qualità del video, e quindi viene utilizzata soprattutto per fare danza o teatro. Per capirci, con la musica la latenza dev’essere vicina a zero, ma con la danza non c’è questa necessità; infatti LoLa ha una latenza di 4 millisecondi mentre Ultragrid ha 100 millisecondi, e con la danza questo non dà nessun problema.

Nimbra è uno strumento dedicato alle post-produzioni cinematografiche a distanza su rete, che deve essere dotata di un minimo 10 gibabit al secondo, e ovviamente privilegia l’aspetto visivo.

MVTP anche privilegia l’aspetto video, portandolo a risoluzioni fino a 8K. Nel workshop presentiamo poi tutti gli altri strumenti e piattaforme di video conferenza, particolarmente dedicati a chi non ha una rete performante a disposizione, come EduMeet e Zoom.

Qual è la principale motivazione che spinge il mondo delle performing arts a utilizzare la rete per le proprie attività?

Spesso la molla è la partecipazione ai progetti europei come ad esempio Erasmus+, che ormai richiedono l’utilizzo di LoLa per attività a distanza come parte integrante dell’attività. Moltissimi, durante il lockdown, hanno scoperto l’importanza della rete e da lì si sono aperti a nuove idee. Per altri una motivazione importante è stata la possibilità di poter risparmiare tempo e soldi per organizzare attività che prima potevano essere fatte solo in loco. Non solo, grazie alle masterclass, è possibile avere un’offerta didattica più attraente per gli studenti e anche gli esami di ammissione possono essere fatti a distanza, dal vivo, annullando tutti i problemi che invece comporta un’audizione di ammissione fatta con una “registrazione”.

Come sarà il prossimo workshop?

Generalmente nelle conferenze si presentano solo le success stories, invece anche i fallimenti sono educativi, nell’ottica di favorire il confronto e la crescita nella comunità

L’hanno prossimo il workshop sarà al Riskteatern di Norsborg in Svezia e cercheremo, dopo l’esperienza positiva del workshop dell’anno scorso che si è dovuto tenere online, di permettere a chi non può venire di persona, di avere una parte del workshop specifica a loro dedicata. Abbiamo infatti previsto alla fine di ogni giorno una sessione di wrap-up a cui tutti, anche quelli che sono sul posto, potranno partecipare e interagire con chi è solo online. L’importanza della “officina in presenza” e delle discussioni libere non è riproducibile da remoto, ma sicuramente dobbiamo offrire possibilità in più anche a chi non riesce fisicamente a venire.

Inoltre, abbiamo deciso di dare spazio in una sezione ai “fallimenti”, cioè ai progetti che sono partiti con una buona idea ed hanno fallito per vari motivi. In generale alle conferenze si tendono a presentare solo le success stories, ma anche presentare i fallimenti è fortemente educativo, sempre nell’ottica di favorire il confronto e la crescita nella comunità.

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