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ICT e didattica in rete per l’integrazione sociale

Scritto da Maddalena Vario Il . Inserito in caffè scientifico . Visite: 3970

ICT e didattica in rete per l’integrazione sociale

Disabilità fisiche e psico-sociali, disturbi di apprendimento, disagi territoriali: nuove frontiere si aprono per una migliore qualità della vita.

Ci sono persone a cui è preclusa la possibilità di lasciare la propria abitazione temporaneamente o in modo permanente e altre che per disabilità o disturbi di vario genere hanno problemi nell’apprendimento o possono essere soggette ad isolamento. Spesso queste situazioni vengono affrontate con impreparazione, inadeguate strutture organizzative e poca chiarezza sugli strumenti da utilizzare. C’è infatti scarsa consapevolezza sull’importante ruolo che l’insegnamento e la formazione possono avere nel fornire adeguati stimoli per affrontare disabilità e disagi e si è ancora ben lontani dalla consapevolezza che un apprendimento dedicato e personalizzato associato ad un appropriato uso delle tecnologie possa fare la differenza.

Siamo andati ad esplorare come la rete e le “Information and Communication Technologies” (ICT) possano offrire stimolanti opportunità di apprendimento personalizzato e dare nuove chiavi di lettura per interpretare la realtà, intervenendo lì dove le infrastrutture fisiche spesso non arrivano, eliminando barriere che spesso sembrano insormontabili e sviluppando dei veri e propri macrosistemi di persone e conoscenze. La posta in gioco è l’integrazione sociale insieme al miglioramento della qualità della vita dell’intera collettività, dato che sono coinvolte non solo le persone che si trovano a vivere la condizione di disagio e limitazione ma tutto il loro entourage, familiare e non solo. Tratteremo di tecnologia didattica nelle scuole e di istruzione domiciliare a distanza, della interessante sfida di coniugare tecnologie informatiche e autismo e di nuovi modi per interpretare la realtà dedicati ai non vedenti. Ne abbiamo parlato con il professor Guglielmo Trentin e i ricercatori Massimo Zancanaro e Giovanni Attolico.

Scuole Università, Ricerca: unite dalla rete GARR-X
In accordo con la politica di supporto all’innovazione portata avanti dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo, GARR ha avviato una sperimentazione per collegare in modo infrastrutturale (ad es. in fibra ottica spenta) le scuole alla rete GARR-X.
Al momento sono stati realizzati e sono in corso di attivazione i collegamenti di decine di scuole in diverse regioni.
La maggior parte delle attivazioni vedono la fruttuosa collaborazione con le Pubbliche Amministrazioni locali o con le Università, prima fra tutte quella con la Regione Emilia Romagna tramite la rete delle Pubbliche Amministrazioni Lepida, ma anche con il Comune di Firenze, l’Università Politecnica delle Marche e quelle di Udine, Trieste, Torino, Pisa, Urbino, Cassino e Napoli, che con competenza e flessibilità hanno lavorato con GARR nell’individuare le specifiche modalità di realizzazione di ciascun collegamento.
Tra le scuole collegate alla rete GARR, la maggior parte rientrano tra quelle scelte dal MIUR per diventare “Scuola 2.0”.
In tutta Italia le Scuole 2.0 sono 13, di queste 10 verranno finanziate con fondi del MIUR e 3 saranno finanziate con fondi PON-Scuola. In queste scuole saranno realizzati spazi di apprendimento completamente nuovi, che vedono l’integrazione delle tecnologie informatiche nella didattica e che per questo possono ampiamente beneficiare dei vantaggi offerti dai collegamenti alla rete GARR a banda ultra larga (100Mbps) ed affidabili.

Hanno detto...
"Le applicazioni del futuro hanno bisogno di nuove risorse", ha affermato l’Assessore all’educazione Rosa Maria di Giorgi del Comune di Firenze. "Il Comune, con l’importante collaborazione del GARR, la rete italiana dell’istruzione e della ricerca, ha avviato il collegamento in banda ultralarga delle scuole di Firenze. Con questa infrastruttura sarà possibile organizzare lezioni da remoto visibili in telepresenza con una definizione full HD e condividere contenuti multimediali complessi. Ci sarà la possibilità di “portare” la scuola in ospedale, a casa dei ragazzi o in altre scuole per mettere a sistema le rispettive esperienze".