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Scienza aperta e globale

Scritto da Diana Cresti Il . Inserito in internazionale . Visite: 2940

Scienza aperta e globale

Collaborazione, interoperabilità e libero accesso ai dati: queste le parole chiave del progetto CHAIN-REDS che ha coinvolto partner di tutto il mondo

A marzo di quest’anno si è svolta a Bruxelles l’ultima conferenza di CHAIN-REDS dal titolo “Open Science at the Global Scale: Sharing e-Infrastructures, Sharing Knowledge, Sharing Progress”. L’ambizioso progetto che ha creato importanti legami tra le e-Infrastructure di quattro continenti si è riunito per tirare le somme e prospettare il futuro partendo dai risultati ottenuti.

CHAIN-REDS è erede del progetto CHAIN, che nasce insieme a EGI (l’infrastruttura di coordinamento Grid Europea) per supportare le relazioni con le e-Infrastructure extraeuropee, avvalendosi della lunga esperienza dei partner europei (per l’Italia, INFN e GARR) in una serie di iniziative a favore dell’interoperabilità con e-Infrastructure in Cina, India, paesi arabi, africani, del sud-est asiatico e dell’America Latina. Il direttore del GARR, Federico Ruggieri è stato coinvolto in gran parte di queste iniziative, talvolta nel ruolo di coordinatore, come nel caso di CHAIN-REDS.

Astrofisica, medicina, biologia molecolare. I risultati del progetto hanno trovato applicazioni in vari campi disciplinari

Osserva Ruggieri, “la discussione di alto livello durante la conferenza ha evidenziato il fatto che, da un punto di vista pratico, in quasi tutte le regioni del mondo l’attività sulle e-Infrastructure è forte, con differenze che sono tipicamente quelle della disponibilità di fondi e della capacità di coordinare le attività a livello regionale. In questi aspetti la Cina, l’India e l’Europa sono più avanti, mentre in altre regioni la situazione è più diversificata”. L’aspetto strategico di CHAINREDS è stato il coordinamento e l’armonizzazione tra le soluzioni cloud adottate. I partner del progetto sono collettivamente impegnati nello studio e nella definizione di un ecosistema globale di infrastrutture digitali che permetta alle comunità di ricerca virtuali, ai gruppi o anche al singolo ricercatore di accedere e utilizzare efficientemente risorse di calcolo, storage, banche dati e servizi, distribuite in tutto il mondo. Il progetto ha direttamente supportato la stesura di quattro accordi formali (Memorandum of Understanding) tra EGI e i centri operativi regionali (ROC) di Cina, India, paesi arabi, africani e dell’America Latina.

A livello tecnico, CHAIN-REDS offre un cloud testbed intercontinentale costruito per dimostrare l’interoperabilità tra diverse piattaforme (~Okeanos, Open- Nebula e OpenStack), organizzate in una “cloud virtuale” con risorse provenienti da 10 siti in 6 paesi diversi, tra cui anche una piccola e media impresa egiziana. Queste sono accessibili tramite un portale scientifico integrato (Science Gateway) che attualmente offre 38 applicazioni. Il portale è integrato con un’imponente Knowledge Base, che raccoglie, tra l’altro, le informazioni sui repository di dati e documenti open access di quattro continenti. Il risultato è una piattaforma intercontinentale di ricerca che supporta non solo il calcolo distribuito ma anche il Big Data. Un esempio concreto in questo senso è il modello DART (Data Accessibility, Reproducibility and Trustworthiness), un prototipo di servizio che permette di “navigare” ogni aspetto di un’attività scientifica, trovare pubblicazioni e da esse reperire i relativi dataset e le applicazioni usate per produrli; oppure ottenere i dati grezzi per poterli rielaborare con gli strumenti dello Science Gateway. Il modello, basato interamente su standard aperti e integrato con i sistemi di identità federate (come IDEM), include la modalità di ricerca nella Knowledge Base di CHAIN-REDS oppure un motore di ricerca semantico. Il modello DART è attualmente utilizzato da LAGO, il Latin America Giant Observatory, ed è stato incluso nelle attività di EUDAT e promosso presso la RDA (Research Data Alliance). Ora sta trovando riscontro anche presso altri gruppi, come l’esperimento ALEPH e l’ambiente INFN.

Un altro caso interessante è quello dell’APHRC (African Population and Health Research Center), un importante centro di ricerca pan-africano che possiede grandi quantità di dati sulla popolazione e la salute nel continente. CHAIN-REDS ha lavorato al supporto del data management per il centro, in particolare con l’assegnazione di Persistent IDentifiers (PIDs) ai dataset curati da APHRC. Questo è di importanza strategica dal punto di vista dell’accesso ai dati e permette all’organizzazione di avere questi dati visibili verso l’esterno, accessibili e referenziabili, costituendo una risorsa inestimabile per le comunità di ricerca africane e globali. La sfida ora è come mantenere vive queste risorse. “Attualmente stiamo lavorando per trasferire il loro sviluppo e mantenimento verso alcune organizzazioni che sono direttamente coinvolte nell’adozione delle varie tecnologie” afferma Ruggieri. “Per l’identity management l’organizzazione di riferimento è REFEDS/Edugain.

Per DART l’evoluzione dovrà essere pilotata dalle comunità scientifiche che lo adottano; alcune soluzioni sono già state anticipate da ZENODO, poi in questo campo sta lavorando anche EUDAT, che potrebbe portare avanti un discorso evolutivo sulla riutilizzabilità dei dati. Sarebbe auspicabile la creazione di un gruppo di lavoro nell’ambito della RDA. Per quanto concerne il Knowledge Base, noi continueremo a gestirlo, ma vorremmo anche metterlo a disposizione di altre organizzazioni, come per esempio l’e-IRG, gruppo di coordinamento ed indirizzo sulle e-Infrastructure europee. Inoltre, sono stati approvati vari progetti che possono prendere in mano le varie tematiche e che, quindi, riescono ad avere una continuità all’interno di queste nuove iniziative, andando ad aumentare il valore dell’eredità che CHAIN-REDS lascia”.

Una questione che rimane aperta è come portare avanti l’aspetto di coordinamento e armonizzazione a livello globale. L’evoluzione del supporto ai progetti transcontinentali si sta muovendo nella direzione di una maggiore reciprocità tra fondi della Commissione Europea e di paesi terzi, sotto l’egida di vari accordi bilaterali nascenti, in particolare con i cosiddetti paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e con il Messico. Questi accordi rispondono anche all’esigenza di allineare le tempistiche di vari aspetti burocratici nell’approvazione dei progetti e il relativo rilascio di fondi, una problematica che si è fatta sentire nell’ambito di progetti legati a CHAIN-REDS. “Tuttavia” osserva Ruggieri “sarà difficile costruire un progetto come CHAINREDS in cui ci sono più soggetti di più regioni, perchè questi accordi sono sempre di tipo bilaterale. Horizon 2020 di fatto si baserà su questo tipo di accordi, quindi per armonizzare le attività a livello globale sarebbe auspicabile che si creasse una entità più stabile, come per esempio la RDA, ma a livello di e-Infrastructure”. I partner di CHAIN-REDS si stanno già attivando per trovare occasioni in cui proseguire questo tipo di lavoro, per ora sotto forma di incontri nell’ambito di grandi eventi internazionali come la conferenza di TERENA (ora GÉANT Association), di EGI o di ICRI; in futuro, si spera, nel contesto di una “e- Infrastructure Alliance”.

Maggiori info: www.chain-project.eu

chain redsI PROGETTI SULLE E-INFRASTRUCTURE A LIVELLO GLOBALE

CHAIN-REDS si avvale dei risultati tecnici e di community building di una serie di progetti dell’area delle e-Infrastructure, che ha permesso la realizzazione di reti della ricerca in diversi paesi, e di Regional Operations Centres (ROC) in due regioni strategiche. In particolare il predecessore CHAIN, insieme a Eumedgrid ed Eumedconnect, hanno contribuito fortemente alla realizzazione di ASREN, la rete della ricerca degli stati arabi; i partner di EUAsiaGrid hanno attivamente supportato la costituzione di reti della ricerca e attività grid nella regione Asia-Pacifico; i partner di EELA ed ELCIRA e, ancora prima, di progetti come ALICE, hanno fatto lo stesso in America Latina, mentre i partner di Africaconnect hanno operato in Africa. In Cina e India le reti della ricerca si sono sviluppate indipendentemente, tuttavia si può citare la collaborazione con la Cina nell’ambito di CHAIN-REDS ed ORIENTplus (e prima ancora CHAIN ORIENT ed EUCHINAGRID) come elemento di facilitazione nel realizzare l’interoperabilità tra le due e-Infrastructure cinesi (CSTNET, la rete della Chinese Academy of Science e CERNET, la rete delle università) e tra queste e l’Europa. Il ROC Asia-Pacific storicamente si è sviluppato a Taiwan sulla scorta di una serie d’iniziative legate a LHC, poi supportato e rinforzato nell’ambito di EUAsiaGrid, che li ha affiancati laddove necessario nelle collaborazioni con EGI. L’Africa-Arabia ROC in Sudafrica è nato da una serie d’iniziative, una di queste Eumedgrid, che ha evidenziato la necessità di un ROC per l’Africa, a copertura anche dei paesi arabi, al quale contribuiscono altri paesi come il Marocco e l’Algeria attraverso ASREN.

 

GARR News - Testata semestrale registrata al Tribunale di Roma: n. 243/2009 del 21 luglio 2009

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Hanno collaborato a questo numero: Claudio Barchesi, Maria Ludovica Bitonti, Giovanni Cesaroni, Marco Ferrazzoli, Mara Gualandi, Alesandro Inzerilli, Silvia Mattoni, Alessandra Migliozzi, Roberto Nassisi, Elisabetta Pasta, Angela Re, Massimo Romano, Francesca Scianitti, Massimo Valiante, Gloria Vuagnin


 

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