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Servizi cloud: istruzioni per l'uso

I broker delle nuvole

Scritto da Diana Cresti Il . Inserito in la nuvola della ricerca e istruzione . Visite: 2824

L’approccio atipico della rete della ricerca britannica si basa fortemente sull’uso di servizi commerciali. Vediamo come funziona questa strategia.

Tra i vari approcci delle reti della ricerca alla fornitura di servizi Cloud, quello di Jisc si distingue per essere quasi interamente basato sulla mediazione con terze parti.

La rete della ricerca britannica attualmente offre alla sua comunità una suite che include i servizi dei tre grandi provider americani, Amazon Web Services, Microsoft Office 365 e Google Apps for Education, oltre a un grande datacenter condiviso con relativi servizi. Per conoscere meglio questo tipo di esperienza, abbiamo parlato con Dan Perry, Director of Product and Marketing per Jisc.

Dan Perry
Dan Perry
Jisc
Director of Product and Marketing
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Ci racconti la storia di questi servizi. Perché avete scelto questo approccio?

La scelta di offrire servizi Cloud è maturata dalla convergenza di tre fattori: le richieste da parte della comunità, il mio stesso lavoro di business development, e infine le indicazioni da parte dei nostri finanziatori su investimenti specifici mirati alla modernizzazione delle università.

La scelta di acquisire questi servizi da terzi piuttosto che costruirli in casa è frutto di ricerche che abbiamo fatto sull’ottimizzazione dei costi. Noi come NREN non potremmo mai raggiungere le economie di scala di Amazon, Microsoft o Google, che permettono un risparmio notevolissimo (si parla di un fattore di 5 a 1) quando si arriva ad avere oltre 50-70 mila server.

Dove sono i miei dati?
i problemi aperti del cloud

La scelta di utilizzare prevalentemente fornitori commerciali è rara tra le reti della ricerca mondiali. Come abbiamo visto in altri articoli pubblicati su GARR News, questo approccio comporta notevoli rischi, come il trasporto dei dati al di fuori del territorio nazionale, la perdita di importanti condizioni contrattuali a seguito di ristrutturazioni o acquisizioni tra fornitori e altre manovre dettate dal modello commerciale.
Lo stesso Jisc, infatti, opta per la soluzione fatta in casa quando i dati da gestire sono particolarmente sensibili. Un altro aspetto da considerare è inoltre la portabilità dei dati e dei servizi. I fornitori commerciali non hanno incentivi a standardizzarsi o a entrare in collaborazioni a beneficio di un’attività che volesse operare indipendentemente da una singola piattaforma.
In una società in cui i dati sono ricchezza, il modello commerciale si contrappone con decisione al principio della condivisione aperta che è invece fondamentale al lavoro della comunità scientifica. Inoltre, questo approccio comporta una perdita di competenze tecniche all'interno della propria organizzazione che può avere riflessi anche sulla capacità di scelte future.

Chiaramente ci sono delle difficoltà, perché i servizi dei fornitori commerciali non sono configurati per rispondere alle esigenze della nostra comunità; gli aspetti legali, di compliance e anche tecnici non funzionano. Inoltre questi sistemi non sfruttano a pieno le potenzialità della rete. Tuttavia abbiamo deciso di impegnarci alla soluzione di queste problematiche, visto il notevole risparmio.

Un’altra questione è quella dell’efficienza. Se una università si costruisce il suo datacenter privato, si trova con un sistema isolato, in cui si deve gestire il proprio software, comprare il proprio hardware, mantenere il tutto aggiornato, etc. Offrendo un datacenter condiviso, permettiamo un risparmio immediato da molteplici punti di vista, permettendo ai ricercatori di risparmiarsi l’onere della tecnologia sottostante e dedicarsi maggiormente alla ricerca.

Naturalmente ci sono eccezioni al principio dell’outsourcing, in particolare nel caso di dati sensibili che non possono uscire dal territorio nazionale, o addirittura dal campus di una università. In questi casi facciamo un lavoro “in casa”, ma questi casi sono una minoranza rispetto al volume dei servizi che gestiamo con il sistema di intermediazione.

Quindi anche il datacenter l’avete acquisito da terzi?

Sì, anche per questo ci siamo rivolti al mercato commerciale. Il datacenter che abbiamo acquisito è il top-end di quello che offre il mercato ed è fornito da Infinity SDC. Si trova a Slough in corrispondenza di una sovrapposizione tra settori della rete elettrica, cosicché anche durante un blackout in un settore, il datacenter rimane operativo grazie alla fornitura per l’altro settore. Inoltre il sistema è corredato da potenti generatori, batterie, tutta una serie di accorgimenti che lo rende all’avanguardia.

Avete un contratto con questo fornitore che tutela la privacy e la riservatezza dei dati?

Certamente! Conosco bene il nostro MSA (Master Service Agreement) che serve da base per i nostri contratti: è un documento enorme e assicura (praticamente) zero rischi. Il nostro consigliere generale, che è responsabile per questo documento, è nel mio stesso ufficio e lavoriamo a stretto contatto.

Come fate a ottenere tutte le condizioni previste da questo documento?

Abbiamo una posizione forte per negoziare perché aggreghiamo la domanda delle università britanniche e siamo connessi alla rete europea Géant

Bisogna tenere conto che come NREN siamo in una posizione molto forte per negoziare. Infatti godiamo non solo dell’aggregazione della domanda tra Jisc e le università britanniche, ma anche della forza contrattuale dell’alleanza tra Jisc e le altre NREN europee sotto l’egida di GÉANT. Per i fornitori commerciali siamo un po’ una strana bestia, perché non siamo enti privati ma forniamo dei servizi di rete di una qualità che loro non hanno mai visto. Ogni anno andiamo a Seattle a far visita a Amazon e Microsoft, e torniamo con contratti personalizzati estremamente vantaggiosi. Gli accordi che otteniamo sono molto flessibili e si estendono a tutta la comunità, per cui anche un’università piccola, che ha bisogno di poche risorse, riesce a ottenerle alle stesse condizioni vantaggiose applicate agli enti più grandi.

Quindi anche con gli americani riuscite a ottenere queste condizioni?

I fornitori americani sono molto diversi tra di loro. Microsoft è ottimo, inoltre ha dei datacenter nel nostro territorio, cosa che ci aiuta enormemente. Per Microsoft 365 abbiamo ottenuto un contratto interamente su misura, con emendamenti specifici per Janet che abbiamo richiesto come condizioni vincolanti per la fornitura di servizi. Con Amazon abbiamo un rapporto simile; inizialmente erano restii all’adozione di alcune delle modifiche che richiedevamo, ma abbiamo coinvolto Arcus, un rivenditore britannico dei loro servizi, e alla fine abbiamo ottenuto le condizioni che volevamo. Con Google abbiamo avuto meno successo; è più difficile lavorare con loro, ma i loro servizi hanno un enorme potenziale.

Che modello di prezzo applicate ai membri della comunità?

Il modello varia: in alcuni casi ci sono finanziamenti specifici a livello nazionale, in altri si opera un recupero dei costi per intero oppure parziale; per Microsoft 365 ad esempio abbiamo un sistema di abbonamenti, e abbiamo studiato bene come strutturare questo sistema. Attualmente l’abbonamento annuale mi pare sia intorno alle 500 sterline, inclusa la due diligence legale che potrebbe costare 50.000 sterline se l’ente se la facesse da solo. Questo per proteggere le nostre università e i nostri college. Per altri servizi, se sono opzionali, li rivendiamo essenzialmente a prezzo di costo, più un contributo per l’overhead operativo.

In sostanza allora, il vostro team per i servizi Cloud è più uno di negoziatori che uno di sviluppatori.

La composizione del team varia molto, perché a livello organizzativo abbiamo avuto varie ristrutturazioni. All’inizio siamo partiti con un team di negoziazione, che in seguito abbiamo snellito a favore di un modello più operativo; ma anche questo sta cambiando e stiamo assumendo nuovo personale per integrare il gruppo con professionalità più tecniche. Inoltre abbiamo sviluppatori in un’area dell’organizzazione che si chiama Jisc Futures e quando serve fare dello sviluppo ci rivolgiamo a loro.

Che progetti avete per il futuro di questi servizi?

Attualmente stiamo pianificando ulteriori accordi a livello nazionale, per convertire una varietà di sistemi legacy e varie altre inefficienze. Vogliamo ridurre l’utilizzo della carta e migliorare i sistemi di videoconferenza. Vogliamo potenziare il lavoro sui datacenter, ne vogliamo acquisire uno nel nord del paese per averne (almeno) due grandi a livello nazionale. Vogliamo avere servizi resilienti, tutti collegati direttamente alla nostra rete, e questo a sua volta implica una rete con una capacità di base adeguata. Vorrei lavorare maggiormente con Azure, che ha delle potenzialità che non abbiamo ancora esplorato. Vorrei supportare il lavoro intorno al machine learning, data analytics, business intelligence, in generale algoritmi che possono essere condivisi tra enti. In Jisc Futures c’è un programma orientato al supporto di alcuni di questi algoritmi. Il ruolo di Jisc dovrebbe essere di facilitarne la condivisioneMaggiori informazioni: www.jisc.ac.uk/network/cloud

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GARR News - Testata semestrale registrata al Tribunale di Roma: n. 243/2009 del 21 luglio 2009

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GARR News n°13 - Dicembre 2015 - Tiratura: 10.000 copie - Chiuso in redazione: 22 Dicembre 2015
Redazione GARR News
Hanno collaborato a questo numero: Edoardo Angelucci, Claudio Barchesi, Alex Barchiesi, Marco Ferrazzoli, Mara Gualandi, Alessandro Inzerilli, Silvia Mattoni, Giuditta Marinaro, Gianni Marzulli, Alessandra Migliozzi, Olimpia Nigris Cosattini, Andrea Salvati, Francesca Scianitti, Massimo Valiante, Antonella Varaschin.


 

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