Skip to main content
credits: Edoardo Angelucci

40 anni del Gruppo Armonizzazione Reti della Ricerca

| Elis Bertazzon | Caffè scientifico

Il 26 giugno 1986 nasceva GARR: Enzo Valente racconta come sei enti di ricerca decisero di mettere in comune le proprie reti per costruire un'infrastruttura nazionale.

Tutto comincia nel febbraio del 1986, quando il professor Orio Carlini, allora consigliere del Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, convoca un gruppo eterogeneo di enti di ricerca e consorzi universitari per mettere a punto un progetto da presentare al programma europeo Eureka. L'Italia non aveva molte proposte da mettere sul tavolo e bisognava trovare qualcosa su cui puntare.

Partecipare ad un progetto comune non significava perdere la propria identità ma rafforzare le competenze: questo il segreto dei pionieri valido ancora oggi

A raccontare quei mesi è Enzo Valente, tra i protagonisti di quella stagione fondativa, che ricostruisce un contesto frammentato: ogni ente aveva già una propria rete, costruita su misura per i bisogni dei propri ricercatori, con tecnologie diverse e spesso incompatibili tra loro. Anche le università, attraverso i loro consorzi, avevano sviluppato infrastrutture autonome. Un arcipelago di soluzioni parziali, ciascuna funzionante a modo suo, ma nessuna pensata per dialogare con le altre.

È qui che Carlini pone la domanda decisiva: "Perché non mettere insieme tutte queste reti?". La risposta, ricorda Valente, non fu scontata ma nemmeno esitante: “Ci siamo guardati in faccia, e ci siamo detti, ma... volendo sì”. È in quello sguardo condiviso, in quel sì pronunciato quasi in coro, che si può far risalire il punto di origine del GARR, nella riunione del 26 giugno 1986, con la costituzione del Gruppo per l'Armonizzazione delle Reti della Ricerca esistenti composto da rappresentanti di CNR, ENEA, INFN, CILEA, CINECA e CSATA.

L'incarico era quello di trasformare un’intuizione in un progetto concreto da presentare al Ministro. Comincia così una collaborazione che Valente descrive con un'espressione precisa: lavorare senza rivalità, pur in presenza di una certa e sana competitività tra gli enti coinvolti. Il punto di svolta culturale, prima ancora che tecnico, sta proprio qui: ciascun ente si rende conto che partecipare a un progetto comune non significava perdere identità o primato, che “non perdeva la corona”, ma al contrario avrebbe costruito qualcosa che sarebbe stato utile e avrebbe dato lustro a tutti.

Il 1986 è anche l’anno in cui CNR e INFN, rappresentati rispettivamente da Stefano Trumpy e dallo stesso Valente, entrano tra i primi trenta soci fondatori della Internet Society, su invito di Vint Cerf. Parallelamente nasce RARE, l’associazione delle reti della ricerca europee: un contenitore che ancora non corrisponde a un’infrastruttura fisica condivisa, ma che funziona da stimolo, da modello verso cui tendere.

Il vero salto avviene l’anno successivo, quando il ministro per l’Università e la Ricerca, Antonio Ruberti, pone agli enti una proposta tanto semplice quanto radicale: mettere a disposizione 5 miliardi di lire a condizione che ciascun ente vi affianchi le risorse già destinate alla propria rete, per costruire insieme un’unica infrastruttura nazionale. Anche in questo caso, racconta Valente, la risposta fu un sì corale e senza tentennamenti.

È da qui che nasce concretamente la prima rete GARR, il cui progetto viene diretto da Antonio Cantore, allora direttore del CILEA, mentre Gabriele Neri del CINECA gestisce il primo NOC della rete unitaria della ricerca italiana. L’INFN vi partecipa portando il maggior numero di utenti e di collegamenti di accesso, grazie a una rete preesistente, InfNet, che discendeva da HEPnet, la High Energy Physics Computer Network: una delle prime reti internazionali della ricerca al mondo.

La rete GARR, come infrastruttura pienamente operativa a livello nazionale, prende forma nel novembre del 1991. Ma già prima, l’INFN aveva realizzato un primato da ricordare: il primo collegamento transfrontaliero d'Europa, tra Bologna e Ginevra, a 2 Mbps, capace di collegare il CNAF con il CERN. Un dettaglio che racconta bene lo spirito di quegli anni: le singole competenze ed eccellenze non vengono cancellate dal progetto comune, ma messe al suo servizio, diventando patrimonio condiviso. Negli anni successivi la rete cresce, si estende, si rafforza, ma il tratto che più caratterizza il modello GARR è la sua indipendenza dai finanziamenti governativi diretti: a sostenerla sono principalmente i suoi stessi utilizzatori.

A quarant’anni da quel primo incontro voluto da Carlini, quello di GARR rimane un caso di scuola su come si costruisce un’infrastruttura strategica: non per decreto, non per la spinta di un singolo attore, ma attraverso un processo di fiducia reciproca in cui ciascun ente accetta di mettere in comune risorse, competenze e reti già esistenti. Nessuno degli enti coinvolti, da solo, avrebbe potuto costruire quello che GARR è diventato. È stata la somma di tanti sì, pronunciati insieme in momenti diversi, a rendere possibile un’infrastruttura che oggi appare quasi naturale, ma che allora richiese un atto di fiducia reciproca tutt’altro che scontato.

In breve

Come e quando è nato il GARR?

Il 26 giugno 1986, quando sei enti firmarono al Ministero della Ricerca la "Proposta di costituzione di un Gruppo di Armonizzazione delle Reti della Ricerca in Italia". L'iniziativa nacque dall'idea del professor Orio Carlini di mettere insieme le reti scollegate e incompatibili che ogni ente e consorzio universitario aveva costruito autonomamente per i propri ricercatori.


Perché il modello GARR viene descritto come un caso di successo nella costruzione di infrastrutture strategiche?

Perché, come racconta Enzo Valente, non è nato per decreto né per la spinta di un singolo attore, ma da un processo di fiducia reciproca tra enti diversi, ciascuno disposto a mettere in comune risorse, competenze e reti già esistenti senza perdere la propria identità. La collaborazione "senza rivalità" tra gli enti fondatori ha reso possibile un'infrastruttura che nessuno di loro, da solo, avrebbe potuto costruire.


Qual è stato il ruolo dell'INFN nella nascita della rete GARR?

L'INFN ha contribuito con il maggior numero di utilizzatori e collegamenti di accesso, grazie alla rete preesistente InfNet, discendente da HEPnet (High Energy Physics Computer Network), una delle prime reti internazionali della ricerca al mondo. Prima ancora della nascita ufficiale della rete GARR nel 1991, l'INFN aveva già realizzato il primo collegamento transfrontaliero europeo, tra Bologna e Ginevra, collegando il CNAF con il CERN a 2 Mbps.

Articolo letto 28 volte