FP10 nel momento delle grandi scelte
| Marco Falzetti | Internazionale
La ricerca e l’innovazione europee ora al centro di un insieme di sfide di risorse, governance e sicurezza verso il nuovo Programma Quadro FP10.
Ci eravamo lasciati, nel numero di dicembre, con una fotografia tutto sommato incoraggiante: la proposta della Commissione per il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 aveva delineato un quadro in cui ricerca e innovazione tornavano a giocare un ruolo centrale, con un bilancio proposto vicino alla soglia simbolica dei 200 miliardi per il futuro Horizon. Sei mesi dopo, quella fotografia si è fatta più mossa, più difficile da mettere a fuoco.
Il negoziato sul MFF è entrato nella sua fase più delicata, riproducendo una dinamica che chiunque segua la politica europea di bilancio conosce bene: la contrapposizione tra i paesi cosiddetti "frugali" — Germania, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Finlandia e Austria — e il nutrito gruppo degli "amici della coesione", sedici Stati membri che dalla Bulgaria alla Polonia, dalla Spagna all'Italia, chiedono di tutelare le politiche tradizionali dell'Unione: i fondi strutturali e la politica agricola comune.
Competitività, difesa, ricerca ed Erasmus hanno subito un taglio di 21 miliardi sui 522 complessivamente proposti
La presidenza cipriota del Consiglio dell'UE ha tentato un primo compromesso, riducendo di circa 33 miliardi la proposta originaria della Commissione, da 1.763 a 1.730 miliardi di euro. Non è bastato. I "frugali" hanno respinto la "nego box" come del tutto insufficiente, lamentando tagli troppo esigui sul totale e, soprattutto, la distribuzione scelta: per non alienarsi la maggioranza degli Stati membri, Cipro ha protetto in larga misura agricoltura e coesione — con tagli minimi e in alcuni casi addirittura aumenti — scaricando le riduzioni più consistenti sulla voce dedicata alle nuove priorità, ovvero competitività, difesa, ricerca ed Erasmus, che ha subito un taglio di 21 miliardi sui 522 complessivamente proposti. Nessuna delle due parti ha davvero torto: i "frugali" chiedono un bilancio moderno, orientato alle sfide del presente; gli "amici della coesione" difendono strumenti che hanno contribuito in modo reale allo sviluppo delle economie dell'Europa centrale e orientale e che continuano a rispondere a bisogni concreti di territori e comunità. La guerra si combatte per frazioni di punto percentuale del PIL europeo — una somma misera rispetto alle sfide che l'Unione dichiara di voler affrontare — ma le implicazioni politiche e strategiche sono tutt'altro che marginali. In questo contesto, ricerca e innovazione non sono l'obiettivo del conflitto: sono il terreno su cui il compromesso si scarica, con il rischio, non ancora scongiurato, che la pressione negoziale finisca per ridimensionare proprio le voci di bilancio su cui l'Europa ha investito di più in termini di visione strategica.
Ma se il fronte delle risorse assorbe la maggiore attenzione mediatica e politica, esiste un secondo piano del dibattito — meno visibile, forse più tecnico nella sua forma, ma altrettanto decisivo nella sua sostanza — che riguarda la governance del rapporto tra FP10 e il Fondo europeo per la Competitività (ECF). E qui la questione non è quanto, ma chi decide e come.
La proposta della Commissione configura un'architettura in cui FP10 e ECF condividono, in parte, organi consultivi e processi di definizione delle priorità. Un nuovo consiglio strategico degli stakeholder — composto da esperti industriali, rappresentanti del mondo finanziario, delle PMI, ricercatori e società civile — avrà un ruolo di orientamento strategico su entrambi i programmi. I programmi di lavoro del futuro Horizon, almeno per la componente collaborativa del Pilastro II, saranno sviluppati nell'ambito dei cicli dell'ECF. Un meccanismo di steering a livello di ECF produrrà indirizzi prioritari che si estenderanno all'intero sistema, incluso FP10.
L'autonomia di FP10 viene preservata: rimane un programma stand-alone, con una propria base giuridica e un bilancio dedicato
Sul piano formale, l'autonomia di FP10 viene preservata: rimane un programma stand-alone, con una propria base giuridica e un bilancio dedicato. Sul piano sostanziale, però, le preoccupazioni della comunità scientifica sono tutt'altro che infondate. Quando le priorità di ricerca vengono orientate da organismi il cui mandato è definito attorno alla competitività industriale, alla risposta ai fallimenti di mercato, alla valorizzazione delle tecnologie strategiche — tutte finalità legittime e importanti — il rischio è che le specificità proprie della ricerca scientifica finiscano per essere progressivamente schiacciate. L'eccellenza valutata dai pari, la ricerca fondamentale ad alto rischio, la libertà dei ricercatori di seguire traiettorie non lineari e non immediatamente applicabili: questi principi non si difendono da soli all'interno di un'architettura di governance orientata alla competitività industriale.
C'è poi una questione di coerenza istituzionale di lungo periodo. Il Programma quadro ha funzionato - pur con tutti i suoi limiti — perché disponeva di una governance dedicata, riconoscibile, capace di integrare in modo sistemico le diverse componenti dell'ecosistema della ricerca: università, centri di ricerca, imprese, infrastrutture, mobilità dei ricercatori. Diluire questa governance in un'architettura più ampia, dominata da logiche industriali e da cicli di prioritizzazione annuali orientati al mercato, significa indebolire proprio quella capacità di visione di lungo periodo che ha reso i Programmi quadro un riferimento globale. La sfida non è impedire l'integrazione con l'ECF — che ha ragioni certamente valide - ma garantire che i meccanismi condivisi sappiano preservare l'identità e le prerogative proprie di FP10 non solo sulla carta, ma nella pratica quotidiana di come vengono costruite le priorità, selezionati i progetti, valutati i risultati.
A questo si aggiunge una terza dimensione, emersa con crescente urgenza nell'agenda europea della ricerca: quella della research security. Crescente competizione geopolitica, pressioni sulla sicurezza economica, protezione delle tecnologie critiche stanno ridefinendo le condizioni entro cui si svolge la cooperazione scientifica internazionale. Il punto centrale del dibattito, però, non riguarda una contrapposizione tra apertura e sicurezza. Le posizioni più autorevoli convergono su un assunto fondamentale: una ricerca davvero aperta richiede la capacità di comprendere cosa viene condiviso, con quali partner, attraverso quali reti e con quali possibili implicazioni strategiche. La security non è il contrario dell'openness: è la condizione per renderla sostenibile. Questa consapevolezza, tuttavia, non è ancora pienamente integrata nell'operatività delle università e dei centri di ricerca europei, e il rischio di frammentazione normativa tra Stati membri — un patchwork di regole divergenti e interpretazioni nazionali incompatibili — potrebbe paradossalmente ridurre l'attrattività dell'ecosistema europeo della ricerca, producendo l'effetto opposto a quello desiderato.
La sfida comune è riuscire a tenere alta una visione d'insieme che realizzi quel giusto bilanciamento tra la generazione della conoscenza e la sua valorizzazione
La ricerca e l'innovazione europee si trovano dunque, in questa estate del 2026, al centro di un insieme di sfide che si intrecciano e si condizionano reciprocamente: una sfida di risorse, legata all'esito di un negoziato sul MFF ancora lontano da una soluzione definitiva; una sfida di governance, legata alla capacità di preservare l'autonomia e le prerogative di FP10 nell'architettura integrata con l'ECF; e una sfida di sicurezza, legata alla costruzione di un sistema di research security coerente e compatibile con il carattere aperto della scienza europea. Tutte e tre richiedono visione, coerenza e la consapevolezza che le decisioni assunte oggi avranno effetti strutturali per i prossimi anni.
Come sempre, la qualità delle scelte che saranno adottate dipenderà in larga misura dalla qualità del contributo che la comunità della ricerca e innovazione tutta, dall’accademia all’industria, sarà in grado di offrire al dibattito. La trappola nella quale evitare di cadere è quella di porsi a difesa di interessi settoriali e corporativi, da qualunque parte provengano. La sfida comune è riuscire a tenere alta una visione d'insieme che realizzi quel giusto bilanciamento tra la generazione della conoscenza e la valorizzazione della stessa. Quanto più saremo in grado di mettere in serie questi due mondi, tanto più riusciremo a emergere in una partita che vede su questo fronte l’Europa meno competitiva degli altri grandi giocatori mondiali.
In breve
Cos’è FP10?
È il prossimo Programma quadro della Commissione europea per finanziare ricerca e innovazione, successore di Horizon Europe.
Quali sono gli aggiornamenti sullo stato di FP10?
È in corso il negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034, che potrebbe portare a una riduzione delle risorse, inoltre la Commissione Europea ha proposto un'architettura in cui FP10 condivida con il Fondo europeo per la Competitività, almeno in parte, organi consultivi e processi di definizione delle priorità. Infine, sono diventati più urgenti i temi della research security.



