La solidarietà si fa rete con l'Humanitarian Support Group
| Elis Bertazzon | Internazionale
Come l’esperienza della guerra in Ucraina ha ispirato la creazione di un meccanismo di aiuto all’interno della comunità delle reti della ricerca
Quando la Russia ha invaso l'Ucraina il 24 febbraio 2022, URAN, la rete ucraina per la ricerca, si è trovata a dover continuare a operare in condizioni che nessun piano di business continuity aveva mai davvero preso in considerazione. Bombardamenti, blackout, sfollamenti, stress costante, logistica paralizzata e incertezza continua. Eppure URAN non si è fermata: la ricerca e il mondo accademico e scolastico hanno continuato a connettersi, a lavorare, a studiare. Questo è stato possibile anche grazie alla solidarietà della comunità delle reti della ricerca europee che, spontaneamente, si sono mosse per prestare aiuto.
Da risposta spontanea a struttura permanente
Dopo l'invasione, infatti, decine di organizzazioni connesse alla rete GÉANT si sono mobilitate per sostenere URAN. Chi ha donato denaro tramite la Vietsch Foundation, chi ha spedito portatili ricondizionati, chi ha inviato un generatore diesel (fondamentale per mantenere operativo il data centre nelle ore di blackout) chi ha offerto supporto tecnico da remoto per gestire infrastrutture difficilmente raggiungibili fisicamente. E poi c'è stata la dimensione meno visibile ma altrettanto essenziale: telefonate, messaggi di incoraggiamento, segni tangibili della vicinanza in un momento così difficile. Tutto questo ha funzionato. Ma era, nella sua essenza, improvvisato.
L’Humanitarian Support Group di GÉANT nasce proprio per trasformare quella solidarietà spontanea in una capacità permanente e coordinata: un punto di riferimento attivabile ogni volta che una rete in Europa si trova ad affrontare una crisi grave e prolungata, che si tratti di guerra, di un grave guasto infrastrutturale, o di una catastrofe ambientale su larga scala, come potrebbe essere un terremoto.
Come l'esperienza della guerra in Ucraina ha ispirato la creazione di un meccanismo di aiuto all'interno della comunità delle reti della ricerca
Cosa fa il gruppo e come opera
Il gruppo agisce come punto di coordinamento tra le reti della ricerca in difficoltà e quelle in grado di contribuire. L’aiuto può assumere forme molto diverse. Sul piano finanziario, il gruppo coordina iniziative di raccolta fondi e donazioni. Sul piano materiale, si occupa di mobilitare risorse critiche come generatori di emergenza, apparati di rete e altri equipaggiamenti essenziali. Sul piano tecnico e strategico, facilita il trasferimento di competenze operative, ingegneristiche e organizzative da tutta la comunità. E poi c’è la dimensione umana: iniziative di solidarietà che sostengono il morale nei momenti più difficili.
La voce di URAN: lezioni da una crisi senza precedenti
A raccontare l’esperienza vissuta in prima persona è Tetiana Preobrazhenska dell’ufficio comunicazione di URAN, la cui testimonianza attraversa tutte le fasi della crisi, dall’impatto dell’invasione fino alle riflessioni su come costruire una risposta comunitaria che sia sostenibile.
“Nessuno è mai davvero preparato per la guerra”, esordisce Preobrazhenska. “Ma con una comunità solida si può sopravvivere anche nelle situazioni peggiori”. La resilienza, spiega, inizia molto prima che una crisi si manifesti: “La sopravvivenza di URAN e la nostra capacità di continuare a supportare gli utenti è stata possibile solo perché avevamo una solida rete di relazioni, locali e internazionali, costruite nel corso di anni”.
La flessibilità è stata la seconda grande lezione. “Nella crisi, i modelli operativi tradizionali smettono di funzionare e per noi l’improvvisazione è diventata parte della routine quotidiana. Nei giorni più difficili, quella routine significava arrivare al lavoro dopo notti insonni, fare colazione su un fornelletto da campo perché manca la corrente e semplicemente esserci: perché anche sotto i bombardamenti, i ricercatori e studenti contavano su di noi per rimanere connessi”. La crisi ha anche insegnato ad avere priorità chiare: il focus non è più sull’espansione o sull’innovazione della rete, ma sul mantenimento dei servizi essenziali e sulla sicurezza del team. Un’altra lezione riguarda l’evoluzione dei bisogni nel tempo. Ciò che serviva nei primi giorni dell’invasione era diverso da ciò che serviva un anno dopo e continua a cambiare. Lo scorso giugno, il generatore che aveva tenuto acceso il data centre di URAN durante i blackout è stato distrutto in un attentato: questo è purtroppo un promemoria che nulla di ciò che si è costruito o ricevuto è al sicuro per sempre. Per questo è utile ricordare che la resilienza è un processo continuo, non una soluzione una tantum.
Infine, un avvertimento spesso sottovalutato: la burocrazia non si ferma in tempo di guerra. “Dogane e regolamenti possono rallentare o bloccare gli aiuti. Persino i pacchi natalizi con dolci e libri rimanevano bloccati per settimane. Bisogna prepararsi a questo in anticipo”.
Quale supporto ha fatto davvero la differenza
Tutti i tipi di supporto sono stati fondamentali, in momenti diversi. All’inizio il più urgente è stato il supporto tecnico: la comunità GÉANT ha aiutato URAN a mettere in piedi il Network Management as a Service (NMaaS), permettendo di gestire l’infrastruttura da remoto. Quando i blackout dovuti agli attacchi si sono fatti più frequenti e devastanti, il generatore diesel acquistato e consegnato dalla rete polacca (PCSS) ha letteralmente tenuto acceso il data centre. I portatili ricondizionati donati da Computer Aid e altri hanno permesso alla comunità ucraina dell’istruzione e della ricerca di continuare a insegnare e studiare, perché “un laptop non può ricostruire un edificio che è andato distrutto, ma può permettere a una persona di continuare a lavorare”.
Il supporto finanziario, canalizzato attraverso l’iniziativa congiunta di GÉANT e della Vietsch Foundation, è stato vitale per coprire i costi crescenti e le entrate in calo, ma anche per acquistare gli equipaggiamenti necessari e garantire l’autonomia energetica con generatori mobili e carburante.
Il più difficile da ottenere è stato però il supporto materiale. Non per mancanza di volontà, ma per barriere logistiche quasi insormontabili. “Consegnare oggetti fisici in un paese in guerra è estremamente difficile”.
Ed è in questo contesto che il sostegno morale ed emotivo ha assunto un valore straordinario. “Sapere di non essere soli ci ha dato la forza per andare avanti. Il valore di questo di questo tipo di supporto non può essere enfatizzato abbastanza”.
Un modello replicabile: le raccomandazioni di Preobrazhenska
Dall’esperienza ucraina possiamo trarre una sorta di manuale pratico per costruire un sistema di supporto umanitario sostenibile all’interno della comunità delle reti della ricerca. Ecco alcuni passi concreti. Primo: formalizzare la volontà collettiva di aiutare, perché il supporto spontaneo funziona ma le emergenze future richiedono coordinamento rapido e protocolli chiari, questo è il motivo per cui oggi esiste l’Humanitarian Support Group. Secondo: costruire risorse condivise prima che arrivi la crisi, come ad esempio un pool di attrezzature di riserva, fondi di emergenza e dei partner logistici affidabili in grado di operare in condizioni critiche. Terzo: costruire conoscenza, condividere best practice, lezioni apprese e strategie di gestione delle crisi renderà ogni NREN più resiliente. Linee guida di base e checklist operative permetterebbero a chiunque di sapere cosa fare e come aiutare in modo efficiente quando si presenta un’emergenza. Quarto, e forse il più importante: sostenere lo spirito di empatia e solidarietà che definisce questa comunità. “Il supporto umanitario non è un’azione puntuale, è una mentalità: essere pronti ad aiutare, anche quando la strada davanti è incerta”.
Una rete che tiene anche quando tutto crolla
Dalla storia di URAN emerge una verità semplice ma non banale: le reti della ricerca sono infrastrutture tecniche, ma sono anche e soprattutto comunità umane, capaci di reagire alle crisi con solidarietà ed empatia oltre che con cavi, server e competenze. Con l’Humanitarian Support Group si cerca di strutturare questa solidarietà, affinché nessuno si ritrovi ad affrontare da solo la prossima crisi, qualsiasi essa sia.
In breve
Che cos'è l’Humanitarian Support Group di GÉANT?
È un’iniziativa della comunità GÉANT che coordina il sostegno alle reti nazionali di ricerca e istruzione (NREN) europee che si trovano ad affrontare crisi gravi e prolungate, come guerra, gravi guasti alle infrastrutture o catastrofi ambientali sul larga scala.
Perché è stato creato?
Per stabilire una struttura permanente e coordinata in grado di rispondere efficacemente a crisi di lunga durata e su larga scala alle NREN, sulla base dell'esperienza di supporto a URAN, la rete nazionale di ricerca e istruzione ucraina.
Di cosa si occupa?
Il gruppo mette in contatto le reti della ricerca in difficoltà e quelle in grado di contribuire. Coordina aiuti di diverso tipo: raccolte fondi e donazioni, fornitura di risorse critiche e equipaggiamenti essenziali, trasferimento di competenze da tutta la comunità e iniziative di solidarietà che sostengono il morale nei momenti più difficili.




