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FP10: non è ancora finita

| Marco Falzetti | Internazionale

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Il confronto sul futuro Programma Quadro europeo per la ricerca è ancora aperto e strategico.

Il negoziato sul futuro Programma Quadro europeo per la ricerca e l’innovazione, l’FP10, è entrato in una fase decisiva. Dopo mesi di attesa, discussioni informali e anticipazioni talvolta contraddittorie, la proposta della Commissione europea per il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028–2034 ha finalmente delineato un quadro più definito, che tuttavia lascia aperti nodi politici e strategici tutt’altro che marginali. Comprendere oggi lo stato dell’arte significa dunque leggere insieme tre livelli: la visione proposta dalla Commissione, le prime reazioni di Parlamento e Consiglio, e il progressivo convergere delle posizioni della comunità europea della ricerca e dell’innovazione.

foto di Marco Falzetti

Marco Falzetti è Direttore di APRE, l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea

Il quadro generale è chiaro: la Commissione ha collocato ricerca e innovazione al centro della strategia economica e sociale europea, riconoscendone il ruolo nella competitività, nella sostenibilità e nell’autonomia strategica dell’Unione. Molti dei timori che circolavano nei mesi precedenti – una possibile marginalizzazione della R&I a favore di logiche più industriali o di sicurezza – sembrano dunque scongiurati. Il raddoppio proposto del budget di Horizon, vicino alla soglia simbolica dei 200 miliardi di euro auspicata da diversi contributi autorevoli, rappresenta senza dubbio un segnale politico forte.

Allo stesso tempo, l’architettura complessiva in cui il futuro Horizon si inserisce è cambiata in maniera significativa. Al centro della proposta vi è la creazione dell’European Competitiveness Fund (ECF), destinato a sostenere direttamente la capacità industriale e tecnologica dell’Unione in settori strategici. Ricerca e competitività vengono così ricondotte sotto un quadro più integrato, accompagnato da un unico rulebook, da un rafforzamento degli strumenti di innovazione dirompente e dal tentativo di recuperare terreno nei confronti delle grandi economie globali.

È in questo contesto che si colloca il dibattito più acceso. Se da un lato FP10 conserva esplicitamente autonomia e identità, con un bilancio protetto, dall’altro la relazione operativa tra FP10 ed ECF resta ancora da chiarire. La Commissione ha proposto un coordinamento stretto, fino ad arrivare – almeno nelle prime versioni informali – all’ipotesi di programmi di lavoro integrati. È qui che Parlamento, Consiglio e comunità scientifica si sono mossi in modo concorde nel chiedere di mantenere piena autonomia ai programmi di Horizon, evitando sovrapposizioni che rischierebbero di alterarne la missione originaria: generare conoscenza, promuovere eccellenza, sostenere ricerca collaborativa, creare le condizioni per soluzioni di medio-lungo termine.

La Commissione europea ha collocato ricerca e innovazione al centro della strategia economica e sociale europea

È un punto cruciale perché tocca la natura stessa del Programma quadro. La ricerca orientata all’impatto industriale non può essere l’unico paradigma della R&I europea, né tantomeno la lente attraverso cui definire priorità, governance o struttura. La complementarità con ECF è certamente necessaria, ma questa complementarità deve salvaguardare un principio fondamentale: nell’economia della conoscenza, è la ricerca a trainare l’industria, non viceversa.

All’interno della proposta, la Commissione conferma in parte la struttura dell’attuale Horizon, rafforza gli strumenti più apprezzati (ERC, MSCA, EIC), valorizza la ricerca collaborativa e introduce elementi di discontinuità rilevanti, come i programmi problem-oriented e i nuovi moonshots, iniziative ad ampio spettro che dovrebbero combinare fondi europei e nazionali per affrontare sfide strategiche. Si tratta di innovazioni potenzialmente importanti, che però richiedono maggiore chiarezza su governance, obiettivi e collocazione formale: sorprende infatti che i moonshots non compaiano nella parte giuridicamente vincolante della proposta legislativa.

Accanto agli elementi di continuità, emergono anche nodi che il negoziato dovrà necessariamente affrontare. La suddivisione del budget non è ancora dettagliata, rendendo difficile valutare l’equilibrio delle diverse componenti. La promozione della ricerca inter e transdisciplinare non appare pienamente garantita dal nuovo assetto, soprattutto alla luce della struttura a finestre tematiche dell’ECF, che rischia di ricreare silos invece di superarli.

Altri aspetti richiedono chiarimenti significativi: il futuro dei partenariati, il coordinamento tra EIC ed ECF, la definizione del perimetro del dual use, il ruolo delle PMI nei nuovi schemi progettuali, l’associazione dei Paesi terzi, la riforma del sistema di valutazione. Tutti elementi che influenzeranno in maniera determinante l’operatività di FP10.

Il negoziato su FP10 non riguarda soltanto un programma di finanziamento ma il modello di sviluppo che l’Europa intende perseguire in un decennio decisivo

A livello politico, il confronto tra istituzioni europee si annuncia intenso. Da una parte, la Commissione propone un quadro strategico in cui ricerca e competitività si integrano in una logica di risposta a sfide economiche e geopolitiche urgenti. Dall’altra, Parlamento e Consiglio difendono l’autonomia del Programma quadro e chiedono un bilanciamento più chiaro tra ricerca orientata all’impatto e ricerca orientata alla conoscenza. La discussione non riguarda più, come accadeva all’inizio del ciclo, la struttura generale di Horizon o la continuità con gli strumenti esistenti: riguarda piuttosto il ruolo sistemico della R&I nell’Europa dei prossimi decenni.

In questo quadro complesso, la comunità della ricerca europea ha mostrato una notevole compattezza. La richiesta è chiara: un Programma quadro ambizioso, autonomo, riconoscibile, dotato di governance dedicata e di capacità di integrare le diverse componenti di un sistema di R&I vivo, multidisciplinare e connesso con la società. Un Programma che non si limiti a sostenere l’innovazione industriale, ma che continui a rappresentare la piattaforma attraverso cui l’Europa costruisce conoscenza, forma talenti, coopera a livello internazionale e orienta le grandi transizioni in corso.

La fase negoziale che si apre ora sarà determinante. Il rischio, chiaramente percepito, è che la pressione delle urgenze geopolitiche e industriali finisca per comprimere spazi e ambizioni della ricerca a favore di logiche più immediate. La sfida è invece mantenere un equilibrio che consenta di rafforzare la competitività europea senza rinunciare alla visione di lungo periodo che ha reso i Programmi quadro uno dei pilastri più solidi dell’integrazione europea.

La complementarità con l'European Competitiveness Fund è necessaria, ma deve salvaguardare un principio fondamentale: nell’economia della conoscenza, è la ricerca a trainare l’industria, non viceversa

Per questo serve oggi una comunità della ricerca vigile e consapevole, capace di contribuire al dibattito non solo per difendere strumenti o risorse, ma per affermare un’idea di Europa fondata sulla conoscenza, sulla cooperazione e sull’ambizione strategica. Il negoziato su FP10 non riguarda soltanto un programma di finanziamento: riguarda il modello di sviluppo che l’Europa intende perseguire in un decennio decisivo. E, come sempre, la qualità delle scelte che sapremo compiere dipenderà dalla qualità del confronto che saremo in grado di mantenere.

In breve

Che cos’è FP10?

Il futuro Programma Quadro europeo per la ricerca e l’innovazione.


Perché FP10 è importante per la ricerca europea?

Perché definirà priorità, finanziamenti e strategie future.


FP10 è già stato definito?

No, il dibattito è ancora in corso.